Antico Memoria Emozione. Iconografie e oggetti di Dulio Cambellotti

Department of Humanities, University of Catania (Italy)

«Per quanto un’opera sia poetica, o riproduca la realtà, o sia ricca di effetti, non può appartenere all'arte se non suscita in un uomo un sentimento tutto particolare di gioia, di unione spirituale con un altro uomo e con gli altri uomini che l'abbiano parimenti recepita».


In uno dei capitoli del saggio, Che cos’è l’arte, Lev Tolstoj salda la capacità dell’uomo di produrre oggetti d’arte alla gioia inaspettata di poterli condividere. Lo scrittore russo considera l’espressione artistica la condizione essenziale della vita umana che assieme alla parola è strumento di progresso e di felicità. L’arte, concedendo all’uomo di provare con il suo sentire trascendente tutti i sentimenti umani, è fonte di benessere e va oltre il piacere delle forme belle e i preconcetti iconografici rivelando il senso profondo dell’esistenza.


La condanna inflessibile che Tolstoj muove nei confronti dell’estetica moderna, colpevole d’aver fatto perdere all’arte la sua vocazione etica, è stata più volte messa in discussione: ma anche le parole dello scrittore russo, sono in grado, ancora oggi, di rimettere in discussione le posizioni estetiche della nostra contemporaneità.


Sulla stregua tolstojesca, Duilio Cambellotti, artista del primo Novecento italiano, sembra poter essere annoverato tra gli artisti che vedono nella missione sociale la virtù principale dell'arte.


L’antico, la memoria e l’emozione sono per l’artista romano formule identitarie della comunità, oltre che depositi imprescindibili per il suo immaginario iconografico e visuale. Convinto che il fare arte non esuli da un discorso sul bene e sull’essere, sin dagli esordi presenta il suo fare artistico in termini comunitari. Si offre alle scuole rurali del territorio laziale dedicandosi all'attività di alfabetizzazione e civilizzazione e molte delle sue opere sono realizzate in ambienti di educazione e cura, atte a stimolare e sensibilizzare ogni individuo al bello. L’arte nei suoi elementi che la costituiscono concretamente, - l’armonia delle forme e dei colori -, rappresenta per Cambellotti uno strumento che può elevare moralmente il cittadino e favorire l’igiene dello spirito. Alcune sue opere dette ‘pacifiste’ (La Pace, 1914 – 19) riflettono, ad esempio, più sul contenuto etico che sul colore politico, e screditano quell’idea cara agli amici futuristi, che la guerra sia sinonimo di progresso e benessere.


Dalla collaborazione con riviste di settore, che riflettono sulla diffusione fra strati sociali sempre più estesi di una nuova e democratica cultura dell’abitare, dalla produzione di oggetti di uso domestico, che rivalutano le tradizioni artigiane senza tradire il nuovo design, passando per l’attività scenografica per il Dramma antico, scrigno inesauribile di sentimento al quale si accede per catarsi, fino alla progettazione architettonica, pittorica e grafica, Duilio Cambellotti intreccia il paesaggio, la storia, la cultura materiale e l’archeologia, all’idea che l’arte può formare buoni cittadini e buoni governati, può tessere la trama di un benessere condiviso.


Il caso studio proposto prenderà in esame alcune iconografie e oggetti d’arte dal patrimonio memoriale dell’artista romano e calandole nel contesto sociale, proporrà una lettura critica e un confronto con testi scritti e iconici che mettono in evidenza il connubio stringente tra arte e benessere.


Il contributo, pertanto, rimanda a un'esperienza remota della storia dell'arte per rivalutare e tramandare, secondo il principio di ogni generazione, quelle parti del passato, quella forma del tempo (Kubler), che rivela attinenza con i bisogni del presente.